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VENETO

Lo Scaligero

Il fuoco della sua lama brilla per gli onesti,
e incenerisce i corrotti!

Supereroe

Alias: Can Francesco della Scala

Area: Veneto

Categoria Potere: Potenza

Superpoteri: immortalità: dinamiche non chiare. Strategia militare di stampo medievale, ossia “vai e distruggi”. Scudo Araldico della Scala Ascendente: può parare qualsiasi tipo di attacco. Spada della Purificazione: una spada di fuoco antico che non può essere spento. Teletrasporto: può svanire e riapparire a piacimento, anche se pare seguire determinate regole.


Storia

22 luglio 1329, Palazzo Beccaria, Pavia. Il messaggero entra a passo svelto, scortato da due guardie imperiali. L’imperatore sta conversando con alcuni ufficiali, e quando lo vede arrivare, intuisce che non porterà buone notizie. Il messaggero si ferma a qualche metro, srotola il dispaccio e conferisce:

– Al Gloriosissimo Signore, Ludovico IV, per grazia di Dio Re dei Romani e Imperatore dei Cristiani sempre Augus…

– Ah, taglia corto, Cristo Iddio! – ordina l’imperatore.

Il messaggero si schiarisce la voce con un colpo di tosse:

– Can Francesco della Scala, detto Cangrande, Signore di Verona e leader del ghibellinismo dell’Italia settentrionale è morto stamani in circostanze misteriose.

– Scheiße! – esclama il Bavaro.

Sabato 14 febbraio 2004, Ospedale di Borgo Roma, Verona, notte fonda.

– Vado a fumare! – avvisa la guardia giurata.

– Fa con comodo. – gli fa il medico mezzo addormentato.

Ma appena la guardia esce dai corridoi, il medico si alza di scatto e corre dall’altra parte, si avvicina a una porta di servizio e la apre. Due loschi figuri si infilano dentro e afferrano il sacchetto che il medico gli allunga, dal quale estraggono il necessario. Si infilano le tute integrali in Tyvek, indossano due maschere facciali a testa, doppi guanti in lattice e doppi calzari sterili. Sembra che sappiano quello che fanno. Il medico li accompagna nella stanza della TAC, lui resta fuori a controllare la situazione. Devono fare in fretta, hanno pochi minuti prima che la guardia ritorni e mandi all’aria l’operazione. La stanza è completamente sterilizzata per l’occasione. I due si avvicinano alla capsula di biocontenimento.

– Incredibile! – sussurra uno dei due, – La mummia è perfettamente conservata.

– Sta zitto! – replica l’altro.


Così, i due mettono in atto il loro piano, spegnendo tutti i macchinari di condizionamento di precisione che garantivano gli stessi parametri ambientali del sarcofago di pietra. Ma prima che lo shock igrometrico polverizzi i tessuti mummificati e le preziose sete medievali che ne costituiscono le vesti, uno dei due infila il sigillo dei Della Scala tra le dita rinsecchite del cadavere.

– Scala! Scala! – gridano i due, prima di dileguarsi.

Al suo ritorno, la guardia non trova più il medico, la porta della stanza della TAC è spalancata, e diversi macchinari continuano a fare bip. Ma la cosa peggiore, è che la capsula di biocontenimento è completamente aperta, e la mummia è sparita.

– Ma che cazzo… – esclama il Dott. Lombardi, ispettore capo del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, mentre visiona la registrazione della telecamera di sicurezza all’interno della stanza della TAC, dove si vede chiaramente che i due sospetti, dopo aver piazzato quella specie di medaglione nelle mani della mummia, se la sono filata col medico, e a quel punto il cadavere ha iniziato a muoversi, si alzato dalla barella e sul più bello finisce il nastro.


Ispirazione

La mummia del Cangrande della Scala venne davvero riesumata nel 2004 per cercare di capirne le cause di morte, allestendo un cantiere-laboratorio sterilizzato all’interno della Chiesa di Santa Maria Antica, a fianco delle Arche Scaligere. Il corpo fu spostato solo nei tre giorni previsti per la TAC e per le radiografie, in modalità super controllata e altamente riservata. Dopodiché, una volta finiti i prelievi per gli esami da laboratorio, la mummia fu riposta nel sarcofago, che venne sigillato applicando le più moderne tecnologie di conservazione.


Curiosità

Nel tardo Medioevo, le Signorie e le aristocrazie avevano una vera e propria ossessione per gli animali. Oltre ai cani dei Della Scala, di cui si ricorda non solo Cangrande, ma anche Mastino e Cansignorio, abbiamo la vipera dei Visconti di Milano, l’aquila dei Gonzaga di Mantova e degli Estensi di Ferrara, il Leone di San Marco di Venezia, seppur non fosse una Signoria, ma una Repubblica, eccetera…


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